I cappotti vintage sono prodotti con materie prime di alta qualità, come la lana più o meno pregiata che serviva a confezionare i capi di alta moda. Oggi nelle fiere e nei mercatini i cappotti di lana sono molto ricercati ma richiedono grande cura nella scelta e nella conservazione.

Dopo una lunga ricerca e dopo avere finalmente trovato il cappotto desiderato sarebbe un vero peccato rischiare di rovinarlo.

Sulle etichette dei capi vintage è difficile trovare la semplice dicitura “Lana” è possibile invece trovare l’indicazione di varie materie prime, spesso pregiate e provenienti dai luoghi più suggestivi del mondo.

Cosa è la lana

La fibra di lana si ottiene dal vello di pecore e capre, conigli, cammelli, lama, vigogna, alpaca e fino alla antilope tibetana. Si parla di lana vergine se ottenuta attraverso la tosatura dell’animale, lana di concia se ottenuta dopo la macellazione dell’animale o lana rigenerata se ottenuta dagli scarti di produzione.

Dal 1964 esiste la certificazione Pura Lana Vergine, un marchio di qualità internazionale. La Woolmark Company applica specifici standard qualitativi che attribuiscono la certificazione di Pura Lana Vergine ovvero la presenza di sola lana all’interno del capo con una tolleranza massima del 7,3%: 0,3% per impurità e 7% per la presenza di altre fibre a scopo estetico. Il design del marchio, il noto gomitolo stilizzato che dagli anni ’60 identifica la Pura Lana Vergine, è opera di un italiano, l’artista Franco Grignani.

Ecco quali sono i tipi di lana usati per confezionare capi di abbigliamento

  • Merino, si ricava dalle pecore Merinos, originarie della Spagna. Ha fibre sottili e leggere ed è ideale per il fresco di lana perché mantiene la temperatura corporea senza scaldare.
  • Mohair, si ricava dalla capra d’Angora. Ha fibre lunghe e molto elastiche.
  • Cashmere, si ricava dalle capre del Tibet e della Mongolia. Ha una morbidezza unica e fibre lucide e soffici che proteggono dal freddo grazie ad una struttura isolante.
  • Argentina, si ricava da pecore dell’Argentina. Ha fibre morbide e fini ed una alta protezione dal freddo tanto da ricordare il cashmere.
  • Alpaca, si ricava da un camelide del Sudamerica che ricorda una pecora ma ha un collo molto lungo e dimensioni maggiori. Ha fibre di tonalità naturali dal bianco al rosso e dal marrone al nero, leggere con un’alta resistenza al freddo. La lana del cucciolo fino al primo anno di vita è più leggera e brillante, simile al cashmere.
  • Cammello, si ricava dai cammelli che vivono nell’Asia orientale e centrale. In primavera, durante il periodo della muta, i peli vengono spazzolati e quelli più fini sono i più pregiati. Ha fibre di tonalità dal rosso al marrone, soffici e calde.
  • Vigogna, si ricava da un camelide sudamericano che vive sulle Ande. Ha fibre rosse e lucenti, sottili e resistenti.
  • Angora, si ricava dal coniglio d’Angora. Ha fibre sottili più morbide di ogni altro tipo di lana e non molto resistenti. E’ considerata ideale nell’abbigliamento per bambini. La si può trovare nei capi “Misto – Lana”.

Lana di recupero

  • Lana cotta, si ricava da ritagli infeltriti. Ha una consistenza evidente, spessa e pesante è anche calda tanto da essere privilegiata per cappotti, cappelli o pantofole.

Lana proibita

  • Shahtoosh, si ricava dal sottopancia di una antilope tibetana a rischio di estinzione. Ha costi altissimi ma principalmente non è commerciabile.

Come si lava un cappotto vintage di lana

Veniamo adesso alla nota dolente. I cappotti vintage sono prodotti con materie prime di alta qualità e con lane pregiate ma proprio per questo sono molto delicati e compiendo delle operazioni sbagliate si rischia di rovinare per sempre un capo senza tempo.

Il consiglio scontato ma necessario è quello di rivolgersi ad un professionista del settore. Vero è che è sempre più difficile trovare una lavanderia artigianale di quelle piene di vapore e profumate come i lavatoi delle nonne ed allora conviene ricordare delle regole di base che vanno bene per tutti i capi di lana ed in particolare per i cappotti vintage di lana.

Le 14 regole d’oro per lavare un cappotto vintage di lana

  • Cercare tutte le etichette e leggere più informazioni possibili sui metodi e consigli di lavaggio
  • Spazzolare il capo dall’alto verso il basso con una spazzola per abiti o con un panno morbido neutro nel colore e nel tessuto, in modo che non rilasci fibre o impurità.
  • Assicurarsi che una lavanderia artigianale non abbia aperto a nostra insaputa.
  • Pretrattare esclusivamente le zone che presentano macchie o aloni intervenendo manualmente e gentilmente con detersivi delicati e specifici per lana, senza tralasciare collo e polsini.
  • Usare per lavaggio a mano e risciacquo solo recipienti capienti come una vasca da bagno o una bacinella ampia.
  • Ricordare che: l’acqua fredda non va bene e l’acqua calda non va bene. L’acqua deve essere tiepida.
  • Usare piccole quantità di detersivo specifico per capi delicati. Non occorre fare le bolle.
  • Massaggiare gentilmente. Mai strofinare e mai strizzare.
  • Non avere fretta, l’ammollo può durare anche 3 ore.
  • Lavanderie… nulla?
  • Asciugare il cappotto eliminando l’acqua manualmente dall’alto verso il basso. Mai strofinare e mai strizzare (e due).
  • Arrotolare il cappotto e stenderlo orizzontalmente su asciugamani grandi e puliti.
  • Non avere fretta (e due), l’asciugatura può durare anche 3 giorni.
  • Appendere il cappotto solo quando è asciutto, perfettamente asciutto. Aiutateci a dire “Asciutto”.

Fateci sapere come è andata e soprattutto se avete trovato una lavanderia.

Scritto da:

Redazione

Magazine per appassionati di vintage