La pelliccia è una icona della moda, è diventata uno status symbol ma oggi è un capo scomodo nel variegato mondo del vintage. Una pelliccia è difficile da vendere nei mercatini e non è facile indossarla per un outfit da tutti i giorni.

Negli anni ’20 del 2000 il mondo della pellicceria ha subito una rivoluzione epocale ed ha sposato il concetto del riuso per andare incontro al mercato dell’usato. Molte aziende offrono servizi di recupero mirati a ridisegnare vecchi modelli, intervenendo sul pelo e sugli accessori come i bottoni o sui tessuti con lo scopo di alleggerire le pellicce e renderle più contemporanee.

La pelliccia, un tesoro difficile da gestire

Gli armadi di famiglia custodiscono pellicce delle nonne, delle mamme e delle zie che sono costate milioni di lire. Mantenere una pelliccia in buono stato non è semplice perché ha bisogno di cure, basti pensare alle pelliccerie ed al servizio di custodia o di lavanderia specializzata. Le pellicce raramente si trovano in esposizione nei mercatini e stand vintage perché hanno un mercato ridotto dovuto al loro prezzo ed alla peculiarità di esprimere un lusso difficile da indossare.

La pelliccia è diventata simbolo di opulenza, quasi un eccesso di arroganza. Il cinema e la televisione hanno trasformato la pelliccia in un capo sopra le righe: sul letto di una suite panoramica, su una limousine, nell’atrio sfarzoso di un casinò o nel foyer di un grande teatro.

La pelliccia è entrata nel prêt-à-porter ed è diventata un bene di lusso accessibile, come racconta la straordinaria storia del marchio Annabella della famiglia Ravizza di Pavia. Trainate dalla pubblicità e da testimonial eccezionali come Sophia Loren, Alain Delon e Monica Bellucci, le pellicce sono entrate sempre più nelle case degli italiani e sono diventate un desiderio pagato a suon di sacrifici.

Per gli animalisti prima e per gli ambientalisti poi, la pelliccia ha rappresentato un fenomeno di costume da censurare perché legato allo sfruttamento delle specie animali usate per confezionare i capi.

Pellicce sintetiche, sono davvero ecologiche?

L’attenzione verso l’ambiente ha influenzato la moda che è indirizzata verso il recupero e l’uso dei tessuti naturali, eppure resiste il mercato della pelle sintetica e delle pellicce sintetiche.

Si parla di pellicce “green” o “animal free”, ed ancora “eco-fur” o “cruelty free” ma in realtà sono state prodotte con materie plastiche che l’ambiente non smaltirà in tempi brevi. Insomma, si salvano gli animali di oggi ma non quelli di domani.

Il dibattito sulle pellicce non è tanto diverso da quello che da anni tiene banco per gli alberi di Natale: meglio naturale o sintetico? I vivaisti rivendicano consigliano l’acquisto di piante naturali che possono essere ripiantate o diventare compost, allo stesso modo per le pellicce gli imprenditori della pelle spiegano che la certificazione della materia prima offre più garanzie all’ambiente rispetto ad un capo sintetico.

Il vintage riusa, ricicla e ricrea l’abbigliamento del passato, fatto con materie prime di alta qualità e grande maestria artigianale: vale anche per le pellicce.

Ho una vecchia pelliccia, che faccio?

Può capitare di ritrovare nell’armadio una vecchia pelliccia della nonna, della mamma o della zia che risulta particolarmente voluminosa ed ingombrante per un guardaroba moderno, ecco che si presenta la necessità di decidere che cosa farne.

Provare a metterla in vendita

Secondo le valutazioni più recenti le pellicce vintage sul mercato dell’usato non supererebbero i 250 euro di valore, possono andare oltre ed arrivare a 500 euro nel caso di selezioni particolarmente curate nell’ambito di grandi fiere del settore. Ovviamente cambia molto a seconda del materiale e del modello.

Una ricognizione tra le piattaforme di vendita e le fashion blogger più quotate può dare una idea del valore di una pelliccia vintage ma non bisogna dimenticare la forza della singola vetrina perché lo stesso capo proposto da più persone può risultare più o meno desiderato e vendibile. E’ una regola del marketing online.

Se si decide di vendere la propria pelliccia vintage il consiglio è di rivolgersi a rivenditori vintage professionali, magari che usano il sistema del conto vendita. In questo caso si sfrutterebbe un canale di vendita già collaudato con acquirenti fidelizzati già propensi all’acquisto di un capo vintage fuori dall’ordinario.

Se si decide invece di provare a vendere da soli la propria pelliccia, magari utilizzando una App di vendita di abbigliamento usato, bisogna tenere presente che trattandosi di un capo non comune occorre la migliore presentazione possibile, in termini di fotografia, contesto e narrazione.

Rinnovare la vecchia pelliccia per darle una nuova vita

Negli ultimi anni i laboratori di pellicceria si sono specializzati nella rigenerazione delle pellicce usate. In Italia Winter Lab ha realizzato cappotti e giacche, cappelli e borse usando pelo e vecchi tessuti. A Firenze in questo campo si è specializzato il marchio Fabio Bellagambi che rinnova vecchie pellicce usate e fuori moda utilizzando tecniche innovative e nuovi macchinari. A Padova ci ha pensato Micaela Italian Charme che ha realizzato cappelli, borse e pantofole con le pellicce vintage. Infine a Roma L’Artigiano propone una linea di cuscini e polsi per cappotti che riutilizzano il pelo delle pellicce usate.

Si tratta di recuperi di alta sartoria che impiegano personale specializzato, quindi la rigenerazione ha dei costi che sono da mettere in conto.

Conclusione

Una pelliccia è un tesoro di famiglia, occorre fare una attenta valutazione e tenere presente qual è lo scopo dell’operazione:

  • vendere un capo usato che è diventato un oggetto ingombrante,
  • salvaguardare e tramandare un bene di famiglia che altrimenti resterebbe chiuso nell’armadio,
  • trasformare completamente un bene di valore per evitare di svenderlo o regalarlo,
  • dare nuova vita ad un capo che ha una storia e che vale la pena indossare nuovamente.

A voi la scelta.

Scritto da:

Redazione

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